Lo strano caso dei biglietti incastrati in aeroporto

aereoE’ successo a Pescara. “Aeroporto Internazionale d’Abruzzo”. Atterraggio ore 23.00. Rotta Milano – Pescara. Si inserisce il biglietto per uscire dal parcheggio e, nulla, la sbarra non si alza. Si sarà inceppato il lettore magnetico. E fin qui niente di strano, può capitare. A quanto pare però nell’aeroscalo della città problemi di questo tipo sono di rito, soprattutto negli orari notturni. E da qui ha inizio la mia odissea sul mistero del biglietto incastrato.

Ero partita con il volo che prendono in tanti il venerdì sera, quasi tutti lavoratori pescaresi emigrati a Milano. Dopo una settimana di ore passate in redazione, corse per gestire i vari impegni, traffico. Stacco alle 19.00 e vado dritta a Orio al Serio a prendere l’aereo che mi riporterà a casa per passare il weekend con amici e famiglia. Ma una volta arrivata. Stop. Non riesco a uscire dal parcheggio.

A Pescara si può entrare in aeroporto con la macchina prendendo un ticket all’ingresso. Se resti meno di 20 minuti inserisci il biglietto all’uscita e via, sei libero senza pagare nulla. Fino a quando il meccanismo non si inceppa.

Ecco, a me è andata proprio così. Appena atterrata mi vengono a prendere delle amiche. Il tempo di mettere il trolley nel portabagagli e salire in macchina e ci dirigiamo verso l’uscita. Inseriamo il biglietto e si incastra. La sbarra non si alza. Premiamo il pulsante delle informazioni per chiedere assistenza e il citofono squilla a vuoto. Tutto tace, nessuna risposta. Nel frattempo anche l’uscita della fila di fianco si blocca. Anche lì, assistenza “desaparecida”, sono scomparsi tutti.

Morale: su quattro vie di fuga, due sono inutilizzabili, con inevitabili problemi per le altre macchine in coda che devono deviare verso altre direzioni e per eventuali nuovi avventori ignari del problema.

In ogni caso, noi, ormai senza più il ticket, torniamo dentro l’edificio in cerca di qualcuno che possa aiutarci. Dino Buzzati avrebbe visto un suo romanzo materializzarsi. Alle undici di sera l’aeroporto sembra “il deserto dei tartari” in versione moderna. Riusciamo a trovare solo una persona, un addetto al Pronto Soccorso.

“Scusi, si è incastrato il biglietto del parcheggio nella macchinetta, non possiamo uscire, sa a chi dobbiamo rivolgerci?” chiediamo gentilmente.

Risposta: “Io sono del Pronto Soccorso, chiedete alla Polizia” e ci indica un punto nel vuoto senza spiegarci dove effettivamente si trovino i poliziotti.

Non ci perdiamo d’animo e seguiamo la rotta immaginaria indicataci, in cerca di qualcuno. Ma il nostro unico compagno è il vuoto.

Finalmente, dietro una vetrata intravediamo un poliziotto, ci sbracciamo per attirare la sua attenzione e lui arriva. “Signorine dovete andare di là a quel bancone da Manolo (o forse un altro nome)”.

Andiamo in fondo al corridoio e raggiungiamo il presunto Manolo. “Scusi, si è incastrato il biglietto per uscire dal parcheggio”.

“Sono due euro”, ci dice il signore. “Ma noi siamo state meno di venti minuti, magari ora tra i vari problemi per il blocco saranno passati, ma se tutto fosse filato liscio saremmo uscite prima della scadenza”, rispondiamo.

“Io non posso fare niente, mi pagate il biglietto, lo inserite in un’altra uscita e poi se volete domani tornate con il ticket che vi restituisce la macchinetta e chiedete il risarcimento”, ci spiega l’operatore.

“Ma scusi non andate a controllare?”, un po’ perplesse chiediamo delucidazioni. Risposta: “Signorì, se qui ci mettiamo a smontare tutto non finiamo neanche a mezzanotte e mezza”. Replichiamo che non è per i due euro, alla fine non è una cifra eccessiva, ma se la regola è che entro venti minuti l’ingresso e l’uscita sono gratuiti, per un fatto di principio noi non dovremmo pagare. Spieghiamo che c’è un problema, qualcuno dovrebbe risolverlo e invece all’assistenza non c’è nessuno.

Niente, il signore risponde sempre con le stesse parole: “se volete uscire ora, pagate e poi nel caso domani tornate”. Sì certo, così per recuperare due euro ne spreco cinque di benzina. Nel frattempo arriva un altro signore che dice: “Si, ragazze , alle volte succede, è capitato anche a me, adesso se volete andare via l’unico modo è pagare”. Rinunciamo, tiriamo fuori la somma e fuggiamo in fretta per paura di restare bloccate di nuovo nella rivisitazione della “Fortezza Bastiani”.

Ora i dubbi.

Numero 1: se si blocca qualcosa all’aeroporto di Pescara, quindi, nessuno si attiva per far tornare le cose a posto?

Numero 2:  io i due euro li pago, il ragazzo della fila di fianco alla mia li ha pagati, il tipo incontrato per caso li pagò a suo tempo  quando ebbe lo stesso problema. A livello singolo non è un grosso dramma, ma sommato per tutte le persone che probabilmente si sono trovate nella mia stessa situazione la cifra a quanto ammonterà? E poi che razza di servizio è questo? C’è una regola e nessuno la rispetta? Hai una difficoltà in aeroporto e non c’è un addetto all’assistenza? Saranno anche state le undici di sera, ma se gli aerei continuano ad atterrare significa che l’edificio è ancora attivo.

Un mistero. Si potrebbe pensare a un tentativo velato di truffa. Forse però si tratta solo di cattiva organizzazione. Più probabilmente sarà stato un caso sfortunato. Anzi… tre.

Il paradiso è a Sandgate, in Australia

sandgateSi vive più a lungo, si è più sani, la vita matrimoniale è più felice, si fa più beneficenza e, soprattutto, si pagano le tasse più basse. Per chiunque voglia emigrare, questa sembra la terra promessa. Esiste realmente un posto così? Certo. Si trova in Queensland, la parte a ovest dell’Australia.

I dati ufficiali di una ricerca hanno mostrato che l’elisir di lunga vita sarebbe qualcosa contenuto nell’acqua e la città favorita, nella quale si vivrebbe meglio, è Sandgate vicino Brisbane.

Nel borgo lungo la costa 13 persone su 100 sono sopra i novanta anni. In questa area, coperta di verde, il rischio di contrarre malattie croniche come diabete, colesterolo, osteoporosi ha un tasso bassissimo e si ha il più alto numero di matrimoni e di famiglie numerose. Tutto ciò testimonierebbe una migliore qualità della vita e quindi una popolazione più felice.

Da quanto si legge su News.com, la causa di questa positività sarebbe lo spirito di comunità e la diversità economica e culturale.

L’area, lontana dal caos e dalla frenesia delle grandi città, offre uno stile di vita più rilassato e la possibilità di creare legami di amicizia più saldi. La tranquillità psicologica, un ambiente poco inquinato, un sistema economico che non opprima i cittadini con tasse troppo elevate, ne farebbero derivare benefici anche per la salute fisica.

Le persone inoltre, essendo più felici e fiduciose nel futuro, sono anche più disponibili a condividere i frutti del loro lavoro con chi ha avuto meno fortuna ed è in difficoltà. Ecco perché in questo paradiso anche le opere di solidarietà raggiungono tassi elevatissimi.

Insomma, chi è stanco di spread, stress, difficoltà nel trovare lavoro e sta pensando i spostarsi in un luogo più sano che offra maggiori opportunità per una vita migliore, potrebbe provare ad andare a Sandgate, tra sole, mare, giri in mongolfiera e rafting.

“Non ho un ragazzo perché…”, è il primo Trend Tweet in Italia

Foto 3Oggi è il 27 dicembre. Il Natale è appena passato, le riunioni con i parenti, le grandi abbuffate della Vigilia, del 25 dicembre e di Santo Stefano sono archiviate, tra quattro giorni finisce questo “terribile” 2012: probabilmente molti si aspettavano meteoriti che distruggevano la terra, guerre spaziali, alieni che avrebbero rapito l’intera popolazione. E invece no. I Maya si sono sbagliati (e io lo sto scrivendo da un po’, vedi qui): siamo ancora tutti vivi a fare i conti con le nostre solite beghe quotidiane.

In questo periodo dell’anno è tempo di bilanci. Sarà per questo che nella classifica delle Tendenze in Italia su Twitter al primo posto conquista la pole position il cinguettio “Non ho un ragazzo perché…”

Forse nella riflessione sui traguardi raggiunti, le cose ancora da fare, i nuovi obiettivi da conquistare, qualcuno vuole darsi una spiegazione sulla propria situazione sentimentale. Oppure, siate sinceri, è colpa di quella zia che non vedevate da anni. Si è presentata la notte di Natale e, tra un primo di fettuccine al ragù e un secondo di arrosto misto con patate, vi ha falciato con la solita domanda: “allora sei fidanzata? No? E perché?”.

Ed ecco che oggi milioni di persone hanno deciso di rispondere all’odiosa domanda. E l’hanno fatto pubblicamente, in meno di 140 caratteri sul noto social network dell’uccellino blu. Tra l’ironica un po’ arrogante che afferma di essere bellissima e non trovare nessuno alla sua altezza, l’incontentabile che ne vuole più di uno ma siccome la cosa non è permessa non ne ha neanche mezzo, l’arrabbiata che se la prende perché non le piace andare in discoteca.

Le motivazioni sono state le più varie, alcune divertenti, altre più sincere, qualcuna anche offensiva.

Ecco qualche tweet:

Foto 3

foto 1

Foto 3Stefania Bernardini

Postumi di una sbronza? Non hai mangiato un po’ di asparagi

asparagiUn bel Martini Dry come aperitivo, qualche calice di vino a cena, due o tre mojito per finire la serata. Ogni tanto capita di alzare un po’ troppo il gomito, ma il giorno dopo il nostro corpo ci fa pagare il conto. Mal di testa, sonnolenza, bruciore di stomaco e nausea.

In Corea del Sud sembra abbiano trovato una soluzione: gli asparagi. Come riporta il Time of India I ricercatori dell’istituto di Scienze Mediche affermano che i minerali e gli aminoacidi contenuti in questo ortaggio proteggono le cellule del fegato dalle tossine e  possono prevenire gli effetti di una sbronza.

Analizzando i componenti degli asparagi e confrontando i loro effetti biochimici sulle cellule epatiche umane sembra che il contenuto di aminoacidi e minerali dell’ortaggio sia molto alto.

Il cosiddetto “effetto hangover“, dovuto a un uso cronico ed eccessivo di alcool, è causato da uno stress ossidativo del fegato. Applicando trattamenti con estratti di foglie e germogli di asparagi sembra che le tossicità cellulari siano significativamente alleviate con una conseguente diminuzione dei fastidiosi disturbi post-sbronza e un miglioramento delle funzioni del proprio fegato.

Si avvicina il Capodanno, avete già organizzato la vostra festa e vi state preparando per il cenone, ricco di brindisi, spumante, buon vino, cocktails? Bene, se volete evitare le classiche conseguenze del “giorno dopo la festa” con pancia gonfia, mal di stomaco e testa che sta per scoppiare, provate a far inserire nel menù anche qualche piatto di gustosi e genuini asparagi verdi.

Stefania Bernardini

I 6 regali che non vorresti mai ricevere

Simpatica fotogallery dal sito BuzzFeed sui regali più ridicoli che qualcuno possa ricevere…

N° 1: Comodissimo sacco a pelo con le gambe

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N°2: Maglione per le giornate invernali sul divano

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N°3: Il cuscino-fidanzato

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N°4: La tenda double face che diventa impermeabile

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N°5: Il cappello asciuga lacrime

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N°.6: Il nascondi Privacy

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Facebook guadagna sulle future mamme: in vendita le info private sui figli

incSei incinta, hai appena scoperto che il tuo bimbo sarà un maschietto e vuoi condividere la bella notizia con gli amici attraverso il tuo profilo Facebook? Manca una settimana alla scadenza della gravidanza e inizi il conto alla rovescia sulla tua bacheca? Fai attenzione! Facebook potrebbe guadagnare sui tuoi messaggi vendendo ai pubblicitari l’accesso alle informazioni private riguardanti il futuro nascituro.

La notizia è del Daily Mail. Le giovani madri che condividono la loro felicità sul social network potrebbero essere bombardate da promozioni per i vestiti del bambino più cool, i pannolini ultraleggeri o l’ultimo modello di passeggino extra-flessibile. A denunciare questo meccanismo sono stati alcuni esperti in relazioni genitoriali che hanno spiegato come un continuo invio di proposte commerciali potrebbe far sentire le neo-mamme perseguitate dalle grandi aziende come se subissero cyber-stalking.

La vicenda sembra essere iniziata negli Stati Uniti quando, la scorsa estate, Facebook ha creato la sezione “Eventi della vita” nelle pagine degli utenti per permettere loro di raccontare agli amici le notizie principali. Il sito suggeriva per esempio alle future madri di scrivere dettagli sulla loro gravidanza.

Inizialmente il social network ha assicurato agli utenti che le loro informazioni non sarebbero state utilizzate a scopo di lucro inviando il messaggio: “Attualmente non si utilizza l’evento vita per il targeting degli annunci”. Tuttavia, il Daily Mail sembra aver scoperto che questa politica è segretamente cambiata. Il sito sta vendendo agli inserzionisti l’accesso alle informazioni delle donne in attesa, scritte nella sezione “Eventi vita”.

Il fondatore del sito per genitori Netmoms.com, Siobhan Freegard ha affermato che molte persone si sarebbero allarmate per questa situazione: “Molte donne cedono volentieri e consapevolmente dati personali sulle loro gravidanze agli inserzionisti in cambio di campioni gratuiti o buoni sconto. Ma cosa è inquietante? Facebook ha detto alle neo-madri che non avrebbe raccolto le loro informazioni per l’utilizzo del marketing e poi ha fatto esattamente questo”.

Il sito, in realtà, ha negato di vendere direttamente ai pubblicitari i dati personali. Piuttosto, dal social network hanno spiegato che un’azienda invia un annuncio su Facebook e il sito poi dice all’inserzionista quanti hanno cliccato o messo un like sul post pubblicato.

Stefania Bernardini

 

Esm, le zone d’ombra sul fondo salva stati

L’annuncio del piano anti spread di Mario Draghi, presidente della Bce, sull’ acquisto illimitato di bond ha fatto esultare le borse mentre il differenziale tra i titoli di Italia e Spagna con il Bund tedesco è sceso sotto quota 400 punti base per il nostro paese e poco al di sopra per la penisola iberica. Unico oppositore del progetto è la Bundesbank, la banca centrale tedesca.

E proprio dalla Germania si attende in questi giorni, esattamente il 12 settembre, il verdetto della Corte Costituzionale sull’attivazione del fondo Esm, il cosiddetto “salva stati”.

Ma come funziona e cos’è realmente questa organizzazione? Sul sito di Tgcom24 è stata pubblicata la mia intervista alla studiosa Lidia Undiemi, autrice di un dossier pubblicato in rete riguardante lo European Stability Mechanism. La Undiemi più volte ha espresso perplessità sulla reale utilità di questo strumento. “Il fondo salva stati sembra uno strumento più politico che finanziario e potrebbe compromettere il funzionamento dei sistemi democratici dei paesi dell’Unione Europea” sostiene la studiosa.

Ma come è strutturato l’Esm e chi lo gestisce
Lo European Stability Mechanism sarebbe il nuovo meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria dell’Europa, costituito attraverso un accordo tra i 17 paesi membri della zona euro. L’organizzazione intergovernativa ESM avrebbe il compito di finanziare i paesi in difficoltà attraverso prestiti. La sua disponibilità iniziale dovrebbe essere di 700 miliardi di euro (di cui 500 prestabili). Gli Stati membri dell’organizzazione dovranno versare una quota, detta di partecipazione, proporzionata a quella posseduta presso la Bce, che per l’Italia ammonterebbe a circa 125 miliardi di euro. Il fondo, inoltre, avrebbe la possibilità di comprare titoli di Stato sul mercato primario e su quello secondario, quindi farebbe parte dell’insieme delle soluzioni del piano anti spread fortemente voluto da Draghi. A gestire l’Esm sarà un consiglio dei Governatori, probabilmente formato dai ministri delle finanze dell’area euro, “responsabile delle finanze”, al quale si affiancherà un consiglio d’ amministrazione con funzioni più operative.

Come funziona l’Esm
Gli Stati membri devono versare una quota in cinque rate annuali. Se un paese non ha i soldi per pagare la quota di partecipazione, oltre che perdere il diritto di voto verrà sanzionato finanziariamente. Anche il paese in difficoltà, che ha richiesto il prestito in veste di debitore, se non restituirà la somma pagando una soglia d’interesse, non precisata dal Trattato, dovrà sottostare a delle condizioni rigorose che probabilmente coinciderebbero con una serie di politiche di austerità simili a quelle richieste dalla Troika alla Grecia. Lidia Undiemi, a tale proposito, spiega: “Non si tratta di semplici aiuti ma di concessione di denaro con pagamento di interessi in cambio della possibilità di potere imporre condizioni rigorose che potrebbero tradursi in politiche di austerità per il paese richiedente, così come d’altronde è accaduto in Grecia con l’intervento finanziario della Troika”.

I dubbi
Prendendo come esempio l’Italia, che ha già un debito di circa 1.966 miliardi di euro, per poter versare la quota di partecipazione al fondo, il paese dovrebbe indebitarsi ulteriormente sul mercato esterno. “Dal punto di vista finanziario non vedo quale sia la convenienza per un paese in difficoltà come il nostro, visto che già solo per il versamento delle prime rate della quota di partecipazione l’Italia sta ricorrendo ad ulteriore debito pubblico”. Ma un’ altra questione che fa notare la Undiemi è quella della effettiva costituzionalità del trattato. “È come se i leader europei stessero organizzando una grande potenza sovranazionale non solo dal punto di vista finanziario ma anche politico ed economico dove il controllo democratico nazionale appare di difficile attuazione”. Ed è proprio riguardo all’ipotesi del mancato rispetto dei principi di democrazia che una parte della Germania ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale del paese. Come spiega Lidia Undiemi, il rischio del fondo salva stati Esm è che “il potere politico degli stati membri si concentri di fatto nelle mani di un’organizzazione finanziaria che sarà comunque formata da soggetti non direttamente eletti dal popolo e che avrà ampi margini di autonomia anche rispetto alle stesse istituzioni europee”. In un certo senso il rischio potrebbe essere che un’organizzazione privata gestisca un bene pubblico, uno Stato appunto, senza più la necessità di consultare il popolo, proprietario di tale bene, o chi per lui ne fa le veci, ossia il governo e il parlamento di quella nazione.

Attualmente le sorti del fondo “salva stati” dipendono dal verdetto della Corte Costituzionale tedesca. Se dalla Germania arriverà giudizio negativo sulla costituzionalità dell’Esm, il fondo non potrà entrare in vigore, in caso contrario lo European Stability Mechanism sarà attivo per la fine di ottobre. In quel caso, la studiosa Undiemi, ritiene che le responsabilità politiche degli eventuali effetti negativi sul nostro paese siano da ricercare nel silenzio della classe dirigente presente in Parlamento che ”nell’accettare un impegno di così grandi dimensioni per il nostro paese, sia dal punto di vista finanziario che politico, non si è curata di metterne adeguatamente al corrente la collettività mediante un ampio e chiarificatore dibattito pubblico comprensibile anche ai cittadini meno esperti”.

Cosa resta di Londra 2012

Tanti i momenti di questa Olimpiade che non dimenticheremo. Record, ma anche storie, umane più che sportive, che hanno toccato il nostro cuore. Ecco una piccola selezione di ciò che vogliamo conservare di Londra 2012 e di ciò che, nostro malgrado, ci porteremo dietro.

Le mani di Alex Schwazer che nascondono il suo volto ricoperto di lacrime e vergogna durante la conferenza stampa convocata dopo la notizia della sua positività al test antidoping. E il ricordo di una scena così uguale e diversa, quattro anni fa, nello stadio di Pechino che consacrò l’atleta altoatesino.

Il pianto di rabbia e delusione di due bambine ormai cresciute, Tania Cagnotto e Vanessa Ferrari, vistesi strappare un posto sul podio da una manciata di centesimi (o da qualcos’altro).

La corsa su una gamba del cinese Liu Xiang, che va a baciare l’ostacolo maledetto in cui è inciampato il suo sogno.

La danza del quartetto d’oro del fioretto femminile azzurro: Elisa Di Francisca, Valentina Vezzali, Arianna Errigo e Ilaria Salvatori e il podio tutto azzurro da far rabbrividire che ci hanno regalato le prime tre.

La potenza di un omino dal cognome poco equivocabile (Carlo Molfetta) che si va a prendere l’oro del taekwondo battendo uno che gli sta sopra di 10 centimetri.

Un americano, Michael Phelps, che esce per l’ultima volta dalla vasca olimpica salutandola a modo suo, con il primato dell’atleta più medagliato di sempre (quota 18 con i 4 ori e 2 argenti di Londra). E un giamaicano che divide con lui le pagine di storia dello sport, Usain Bolt (doppietta 100-200 metri più staffetta 4×400), uno che divora metri alla velocità della luce e poi rischia di perdere l’oro nella staffetta, ma solo perché vuole portarsi a casa il testimone per ricordo.

Un omino in sella a una mountain bike che di nome fa Marco Aurelio Fontana e che, dopo un’emozionante rimonta che lo porta in testa alla gara, perde il sellino, ma stringe i denti fino al traguardo e conquista un bronzo che vale un oro e la leggenda.

Josefa Idem, una mamma quarantottenne un po’ speciale che, con lo stesso sorriso di chi ha conosciuto la gioia e il sacrificio, festeggia il primo posto in semifinale e poi accetta un “modesto” quinto in finale.

La storia commuovente dell’oro olimpico nei tuffi Wu Minxia, che gli allenatori hanno tenuto all’oscuro della morte dei nonni e della malattia della madre per non farla “deconcentrare” dai suoi obiettivi.

La testa ricoperta dal velo dell’atleta saudita Sarah Attar, la prima donna del suo paese a gareggiare su un tappeto olimpico.

I mille volti di un’Italvolley maschile prima irriconoscibile poi entusiasmante che vede svanire il sogno della finale, ma vince un onorevole bronzo e sul podio rende omaggio a Vigor Bovolenta.

Otto atlete di badminton squalificate per aver combinato un match a ricordarci il brutto dello sport e che neppure una disciplina che sembra un gioco da bambini ne è esente.

Calciatori messicani dai nomi pressoché sconosciuti che battono in finale un Brasile convinto di brillare con le sue stelle e stelline.

La corsa contro la natura e contro il destino del sudafricano Oscar Pistorius, il primo atleta disabile a partecipare a un’Olimpiade, vincitore al di là del risultato. Un’altra incredibile corsa, quella in piscina di Ye Shiwen, la sedicenne cinese che ha nuotato più veloce di Lochte e Phelps. E, sempre nel nuoto, l’impresa della lituana Ruta Meilutyte, oro e record assoluto nei 100 metri rana all’età di 15 anni.

Una biondina 20enne dai tratti dolci, il cui cognome era già più di una promessa (Jessica Rossi), che colpisce 99 piattelli su 100 e dedica l’oro alla sua Emilia terremotata.

La rivincita post-Wimbledon di Andy Murray contro Roger Federer nel modo più bello, di fronte al pubblico di casa.

Il viso simpatico di un omone, Daniele Molmenti, che nel giorno del suo compleanno regala a se stesso e all’Italia una medaglia d’oro e fatica in uno sport affascinante e sconosciuto ai più, il kayak slalom.

Il volto colmo di delusione e disappunto del pugile Roberto Cammarelle, campione a Pechino, che sbuffa mentre gli infilano al collo una medaglia che ha il colore grigio della beffa. E la tristezza mista a gioia di un altro boxeur, Clemente Russo, dal soprannome Tatanka (bisonte), che voleva rendere d’oro la terra della camorra, ma l’ha resa pur sempre d’argento.

Sandro Campagna, coach del Settebello delle emozioni, che manda un bacio a Premus dopo un gol in rovesciata che ha il sapore della finale olimpica.

Frangilli, Nespoli e Galiazzo: tre simpatici omoni dai cappellini alla pescatora e dal tiro con l’arco d’oro.

La commozione del 18enne Nijel Amos che, finendo dietro solo al leggendario Rudisha negli 800 metri, regala la prima medaglia olimpica al suo Botswana, poi sviene e lascia la pista su una barella.

Lo sciabolatore d’argento Occhiuzzi, un napoletano che di nome – guarda un po’ – fa Diego e sul podio porta lo striscione “Benvenuti al Sud”. E un suo collega più noto e medagliato, Aldo Montano, che lotta contro l’infortunio e risulta decisivo nel bronzo della sciabola a squadre. Come decisivo è Andrea Baldini, detto Baldo, che con Cassarà, Avola e Aspromonte si prende un oro che sa di rivincita.

La freddezza mista a simpatia dell’ingegnere Niccolò Campriani, emigrato negli Usa per conciliare studi e sport e imparare a domare le emozioni, fatali nella carabina.

Queste e tante altre le cartoline di un’Olimpiade speciale, in cui lo sport ha mostrato il suo volto pulito, senza celare il suo lato marcio. Un po’ come la vita. Che ci insegna che la distanza fra l’Inferno e il Paradiso, a volte, può essere sottile, impercettibile. Il segreto è imparare a stare in equilibrio fra la cima e il baratro, per non lasciarsi inghiottire.

                                                                                                      Rossella Nocca

La Juve senza Conte batte il Malaga. Aspettando il verdetto sul calcioscommesse

Nell’abbraccio del Sud la Juventus ha provato a dimenticare per una sera le imminenti sentenze del calcioscommesse. E, nell’ultima amichevole prima della sfida dell’11 agosto a Pechino, dove si contenderà col Napoli la Supercoppa italiana, ha dato segnali positivi in vista dell’inizio di stagione in Italia e in Europa. E’ finita 2 a 0 contro un’avversaria di tutto rispetto, il Malaga, che ha ottenuto il quarto posto nella scorsa stagione della Liga spagnola. E che ora tuttavia rischia la partecipazione alla Champions per gravi problemi economici, che potrebbero condurre lo sceicco Al Thani, che aveva rilevato la squadra un anno e mezzo fa, a farsi da parte e il club, sorpresa dell’ultimo campionato, a rinunciare a tutti i suoi “gioielli”.

 Calcioscommesse – In attesa del verdetto sulla squalifica di Antonio Conte e del suo vice Angelo Alessio, nell’amichevole di Salerno la Juve ha dato indicazioni sulla loro sostituzione. In panchina si sono seduti Massimo Carrera e Claudio Filippi, pare dunque che non ci sarà spazio per il tecnico della Primavera Baroni. L’allenatore, che potrebbe dover rinunciare alla panchina per 15 mesi dopo che è sfumata la possibilità di patteggiarne tre, ha assistito all’amichevole dalla tribuna stampa. Ricordiamo che Conte e Alessio erano stati deferiti per una doppia omessa denuncia nelle presunte combine di Novara-Siena e Albinoleffe-Siena, gare della stagione 2010/11, quando il tecnico bianconero e il suo vice erano al club senese.  Oltre a Conte, la Vecchia Signora dovrà rinunciare anche a Leonardo Bonucci, che potrebbe restare lontano dal calcio giocato per ben 3 anni e 6 mesiUn anno rischia invece il suo compagno di squadra, Simone Pepe. Fallito anche l’ultimo tentativo da parte degli avvocati di rendere meno pesanti le conseguenze del processo. Incrociati i destini dei due juventini, che sarebbero stati coinvolti nella combine di Udinese-Bari del 9 maggio 2010, data in cui militavano l’uno nelle fila dei pugliesi l’altro dei friulani. La Commissione Disciplinare renderà pubbliche le sentenze fra l’8 e il 10 agosto, prima dunque dell’impegno della Juve in Cina per la Supercoppa italiana.

“Giù le mani da Conte” – Il popolo bianconero presente all’Arechi (in quasi 25mila sono accorsi da tutto il Meridione) ha voluto manifestare il suo affetto e la sua fiducia al tecnico che ha riportato a Torino lo scudetto, intonando cori contro il procuratore federale Stefano Palazzi, esponendo striscioni e gridando “Giù le mani da Conte”. Acclamato anche Leonardo Bonucci, reduce dal processo sportivo ed entrato in campo per pochi minuti, quasi per un “saluto” prima della squalifica.

La partita – Quanto al match, nonostante la vittoria con sole due reti di scarto, il Malaga non è mai riuscito a impensierire più di tanto Storari e la difesa bianconera. Al 3’ è subito arrivato il vantaggio juventino, firmato da Matri su traversone di Padoin. Ha provato a pareggiare per due volte Maresca, salernitano ed ex Juve. Poi a fine primo tempo Matri ha divorato un gol su un assist d’oro del neoacquisto Asamoah. Ma la doppietta non si è fatta attendere troppo. Al 7’ del secondo tempo l’attaccante, servito ancora da Padoin, si è fatto subito perdonare. Un’ottima parata di Caballero ha impedito a Marchisio di firmare il 3 a 0, mentre è stata la traversa, sul finale di partita, a negare al Malaga la chance di accorciare le distanze. La squadra bianconera è apparsa piuttosto in forma, dai “nuovi” ai reduci dall’Europeo, anche se ci sono ancora aspetti da migliorare. Ma ricordiamo che quella dell’Arechi non era comunque ancora la “vera” Juve, basti pensare alle assenze di Buffon, Barzagli, Chiellini e Vucinic.

Rossella Nocca

Uccisa dai genitori, l’amica tentò di salvarla

Diceva di aver paura dei suoi parenti, ma il suo gruppo di amici inizialmente non l’aveva presa sul serio. Temeva che prima o poi suo padre e sua madre, Iftikhar e Farzana, l’avrebbero uccisa e così è stato.

Shafilea Ahmed è stata soffocata davanti alle sue sorelle nel settembre del 2003 a Warrington, città tra Liverpool e Manchester in Inghilterra. La sua colpa: non voleva sposare l’uomo scelto dai suoi genitori e aveva amicizie maschili. I suoi assassini, coloro che l’avevano generata, sono stati condannati venerdì a 25 anni di carcere. Il corpo della ragazza era stato ritrovato qualche mese dopo l’omicidio sulla riva del fiume Kent, ma la polizia solo nel 2010 è riuscita ad accusare gli Ahmed.

Melissa, la sua migliore amica, in un’intervista al The Mail on Sunday ha raccontato il tentativo di salvare Shafilea. Le due studentesse si erano conosciute al college.

Shafilea era “una persona solare, positiva, curata e intelligente” ma ripeteva sempre che i suoi genitori volevano farla tornare in Pakistan per darla in sposa a un parente.

Era una ragazza “all’inglese” con frequentazioni sia maschili che femminili, ma i parenti non concepivano l’amicizia tra uomini e donne e per loro la conoscenza con dei ragazzi poteva essere esclusivamente di tipo sessuale. Quando Farzana, la madre, trovò sul cellulare della figlia i numeri di amici uomini si arrabbiò a tal punto che la fece picchiare violentemente dal padre. La ragazza, spiega Melissa, mancò da scuola per molti giorni fino a che i graffi e i lividi sul suo corpo non erano spariti.

I genitori la picchiavano in continuazione senza che Shafilea ne sapesse il motivo, la controllavano ed erano persino riusciti a scoprire il pin della sua carta e a prelevare tutti i soldi che la figlia aveva messo da parte durante un lavoro part-time in un call center.

Sia i compagni che i professori della ragazza tentarono di aiutarla e quando, all’età di 16 anni, i genitori decisero che era giunto il momento per Shafilea di tornare in Pakistan, Melissa e un altro ragazzo organizzarono la fuga dell’amica.

L’adolescente vagò per un po’ tra l’abitazione di conoscenti e bed and breakfast fino a che Iftikhar, dopo alcuni giorni, lungo la strada per andare al college rintracciò la figlia e la costrinse a tornare a casa sotto gli occhi di Melissa. “Quando vidi il padre dentro la macchina le gridai di scappare, ma lei era come paralizzata – ha raccontato la migliore amica – la fece entrare nell’auto e dal finestrino mi guardava piangendo”.

Melissa chiamò subito la polizia ma i genitori convinsero tutti, forze dell’ordine e insegnanti, dicendo di aver cambiato idea, di aver deciso di lasciare che la figlia scegliesse cosa fare e di non volerla più riportare in Pakistan e così Shafilea fece ritorno a casa.

In realtà, di nascosto, Iftikhar e Farzana organizzarono un nuovo viaggio nel paese di origine ma quando la figlia lo scoprì tentò il suicidio bevendo della candeggina. Il matrimonio saltò. I genitori fecero curare la ragazza e poi presero la decisione: bisognava punire la vergogna.

Così la soffocarono con un sacchetto di plastica, dentro casa, davanti alle altre tre figlie.

Melissa non riesce ancora a comprendere come dei genitori possano arrivare a prendere una simile decisione ma ha voluto raccontare questa storia perché spera che se ne tragga qualcosa di buono. La vicenda potrebbe essere d’insegnamento e di stimolo a reagire per chi subisce violenze e abusi familiari e fare in modo che la legge rafforzi le tutele per casi di questo tipo.

Stefania Bernardini