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Postumi di una sbronza? Non hai mangiato un po’ di asparagi

asparagiUn bel Martini Dry come aperitivo, qualche calice di vino a cena, due o tre mojito per finire la serata. Ogni tanto capita di alzare un po’ troppo il gomito, ma il giorno dopo il nostro corpo ci fa pagare il conto. Mal di testa, sonnolenza, bruciore di stomaco e nausea.

In Corea del Sud sembra abbiano trovato una soluzione: gli asparagi. Come riporta il Time of India I ricercatori dell’istituto di Scienze Mediche affermano che i minerali e gli aminoacidi contenuti in questo ortaggio proteggono le cellule del fegato dalle tossine e  possono prevenire gli effetti di una sbronza.

Analizzando i componenti degli asparagi e confrontando i loro effetti biochimici sulle cellule epatiche umane sembra che il contenuto di aminoacidi e minerali dell’ortaggio sia molto alto.

Il cosiddetto “effetto hangover“, dovuto a un uso cronico ed eccessivo di alcool, è causato da uno stress ossidativo del fegato. Applicando trattamenti con estratti di foglie e germogli di asparagi sembra che le tossicità cellulari siano significativamente alleviate con una conseguente diminuzione dei fastidiosi disturbi post-sbronza e un miglioramento delle funzioni del proprio fegato.

Si avvicina il Capodanno, avete già organizzato la vostra festa e vi state preparando per il cenone, ricco di brindisi, spumante, buon vino, cocktails? Bene, se volete evitare le classiche conseguenze del “giorno dopo la festa” con pancia gonfia, mal di stomaco e testa che sta per scoppiare, provate a far inserire nel menù anche qualche piatto di gustosi e genuini asparagi verdi.

Stefania Bernardini

Facebook guadagna sulle future mamme: in vendita le info private sui figli

incSei incinta, hai appena scoperto che il tuo bimbo sarà un maschietto e vuoi condividere la bella notizia con gli amici attraverso il tuo profilo Facebook? Manca una settimana alla scadenza della gravidanza e inizi il conto alla rovescia sulla tua bacheca? Fai attenzione! Facebook potrebbe guadagnare sui tuoi messaggi vendendo ai pubblicitari l’accesso alle informazioni private riguardanti il futuro nascituro.

La notizia è del Daily Mail. Le giovani madri che condividono la loro felicità sul social network potrebbero essere bombardate da promozioni per i vestiti del bambino più cool, i pannolini ultraleggeri o l’ultimo modello di passeggino extra-flessibile. A denunciare questo meccanismo sono stati alcuni esperti in relazioni genitoriali che hanno spiegato come un continuo invio di proposte commerciali potrebbe far sentire le neo-mamme perseguitate dalle grandi aziende come se subissero cyber-stalking.

La vicenda sembra essere iniziata negli Stati Uniti quando, la scorsa estate, Facebook ha creato la sezione “Eventi della vita” nelle pagine degli utenti per permettere loro di raccontare agli amici le notizie principali. Il sito suggeriva per esempio alle future madri di scrivere dettagli sulla loro gravidanza.

Inizialmente il social network ha assicurato agli utenti che le loro informazioni non sarebbero state utilizzate a scopo di lucro inviando il messaggio: “Attualmente non si utilizza l’evento vita per il targeting degli annunci”. Tuttavia, il Daily Mail sembra aver scoperto che questa politica è segretamente cambiata. Il sito sta vendendo agli inserzionisti l’accesso alle informazioni delle donne in attesa, scritte nella sezione “Eventi vita”.

Il fondatore del sito per genitori Netmoms.com, Siobhan Freegard ha affermato che molte persone si sarebbero allarmate per questa situazione: “Molte donne cedono volentieri e consapevolmente dati personali sulle loro gravidanze agli inserzionisti in cambio di campioni gratuiti o buoni sconto. Ma cosa è inquietante? Facebook ha detto alle neo-madri che non avrebbe raccolto le loro informazioni per l’utilizzo del marketing e poi ha fatto esattamente questo”.

Il sito, in realtà, ha negato di vendere direttamente ai pubblicitari i dati personali. Piuttosto, dal social network hanno spiegato che un’azienda invia un annuncio su Facebook e il sito poi dice all’inserzionista quanti hanno cliccato o messo un like sul post pubblicato.

Stefania Bernardini

 

Uccisa dai genitori, l’amica tentò di salvarla

Diceva di aver paura dei suoi parenti, ma il suo gruppo di amici inizialmente non l’aveva presa sul serio. Temeva che prima o poi suo padre e sua madre, Iftikhar e Farzana, l’avrebbero uccisa e così è stato.

Shafilea Ahmed è stata soffocata davanti alle sue sorelle nel settembre del 2003 a Warrington, città tra Liverpool e Manchester in Inghilterra. La sua colpa: non voleva sposare l’uomo scelto dai suoi genitori e aveva amicizie maschili. I suoi assassini, coloro che l’avevano generata, sono stati condannati venerdì a 25 anni di carcere. Il corpo della ragazza era stato ritrovato qualche mese dopo l’omicidio sulla riva del fiume Kent, ma la polizia solo nel 2010 è riuscita ad accusare gli Ahmed.

Melissa, la sua migliore amica, in un’intervista al The Mail on Sunday ha raccontato il tentativo di salvare Shafilea. Le due studentesse si erano conosciute al college.

Shafilea era “una persona solare, positiva, curata e intelligente” ma ripeteva sempre che i suoi genitori volevano farla tornare in Pakistan per darla in sposa a un parente.

Era una ragazza “all’inglese” con frequentazioni sia maschili che femminili, ma i parenti non concepivano l’amicizia tra uomini e donne e per loro la conoscenza con dei ragazzi poteva essere esclusivamente di tipo sessuale. Quando Farzana, la madre, trovò sul cellulare della figlia i numeri di amici uomini si arrabbiò a tal punto che la fece picchiare violentemente dal padre. La ragazza, spiega Melissa, mancò da scuola per molti giorni fino a che i graffi e i lividi sul suo corpo non erano spariti.

I genitori la picchiavano in continuazione senza che Shafilea ne sapesse il motivo, la controllavano ed erano persino riusciti a scoprire il pin della sua carta e a prelevare tutti i soldi che la figlia aveva messo da parte durante un lavoro part-time in un call center.

Sia i compagni che i professori della ragazza tentarono di aiutarla e quando, all’età di 16 anni, i genitori decisero che era giunto il momento per Shafilea di tornare in Pakistan, Melissa e un altro ragazzo organizzarono la fuga dell’amica.

L’adolescente vagò per un po’ tra l’abitazione di conoscenti e bed and breakfast fino a che Iftikhar, dopo alcuni giorni, lungo la strada per andare al college rintracciò la figlia e la costrinse a tornare a casa sotto gli occhi di Melissa. “Quando vidi il padre dentro la macchina le gridai di scappare, ma lei era come paralizzata – ha raccontato la migliore amica – la fece entrare nell’auto e dal finestrino mi guardava piangendo”.

Melissa chiamò subito la polizia ma i genitori convinsero tutti, forze dell’ordine e insegnanti, dicendo di aver cambiato idea, di aver deciso di lasciare che la figlia scegliesse cosa fare e di non volerla più riportare in Pakistan e così Shafilea fece ritorno a casa.

In realtà, di nascosto, Iftikhar e Farzana organizzarono un nuovo viaggio nel paese di origine ma quando la figlia lo scoprì tentò il suicidio bevendo della candeggina. Il matrimonio saltò. I genitori fecero curare la ragazza e poi presero la decisione: bisognava punire la vergogna.

Così la soffocarono con un sacchetto di plastica, dentro casa, davanti alle altre tre figlie.

Melissa non riesce ancora a comprendere come dei genitori possano arrivare a prendere una simile decisione ma ha voluto raccontare questa storia perché spera che se ne tragga qualcosa di buono. La vicenda potrebbe essere d’insegnamento e di stimolo a reagire per chi subisce violenze e abusi familiari e fare in modo che la legge rafforzi le tutele per casi di questo tipo.

Stefania Bernardini

Coppia in arresto sfila nuda in pubblico. Accusa: favori sessuali con un’altra donna

Un uomo e la sua compagna, accusati di voler commettere adulterio, sono stati fatti marciare nudi dagli ufficiali fino alla stazione di polizia. Il “bizzarro incidente”, come riporta il Daily Mail, sarebbe accaduto a Gambat, nella provincia di Sindh nel sud-est del Pakistan. Insieme ai due è stata arrestata anche una terza persona, una donna, con la quale si sarebbe compiuto o si sarebbe dovuto compiere l’atto sessuale.

Secondo alcuni testimoni, le forze dell’ordine avrebbero costretto la coppia a camminare nuda lungo la strada per circa mezzo chilometro di distanza. Quando i passanti hanno espresso disappunto per la situazione, la donna, ancora totalmente svestita, è stata fatta accomodare in un veicolo della polizia. L’altra signora, il “terzo incomodo”, era invece totalmente vestita.

La scena insolita è stata la conseguenza di un’apparente “soffiata” alla polizia. Una spia locale ha informato i funzionari dell’ordine dicendo che un uomo aveva invitato due donne a un incontro per ottenere favori sessuali.

Gli ufficiali hanno arrestato il presunto colpevole mentre camminava con le braccia intorno alle due donne. L’uomo ha rivendicato la sua innocenza alla BBC Urdu sostenendo di essere stato coinvolto nell’incidente, vittima della polizia e ha presentato un’istanza all’Alta Corte di Sindh.

Questa settimana i giudici ascolteranno l’imputato mentre le forze dell’ordine hanno rifiutato di commentare l’accaduto.

Stefania Bernardini

Olimpiadi: altri insulti agli atleti su twitter. Attaccata la nuotatrice Seebohm

Questa volta è toccato alla medaglia d’argento dei 100m Kelly Morando Seebohm. Dopo le minacce su Twitter al tuffatore Tom Daley, ora è la nuotatrice australiana a doversi difendere dalle critiche sulla rete di una fan.

Martedì l’atleta ha conquistato la medaglia d’argento nei 100 metri dorso e si è sciolta in un mare di lacrime, commossa per il risultato raggiunto. Una teenager l’ha subito attaccata accusando la campionessa  di aver pianto per un secondo posto anziché per l’oro.

Presto è arrivata la risposta della Seebohm: “è stato un duro viaggio, mi dispiace che la pensi così”. Anche il fratello dell’atleta ha replicato all’accusatrice, non esattamente con motivazioni appropriate, dicendole che era brutta ed era meglio se non pubblicava foto di se stessa. Da qui è iniziata una discussione tra chi difendeva la nuotatrice e chi l’accusatrice insultata.

Kelly alla fine si è scusata per il tweet del fratello, l’ha cancellato ed ha poi scritto: “Cercate di mantenere il mio Twitter positivo, non ho bisogno di commenti negativi”.

Intanto il team australiano ha invitato i suoi atleti a non utilizzare i social network durante le competizioni. Matt Brown, l’allenatore della Seebohm,  ha infatti ammesso che il sovraccarico di social media ha creato problemi ai suoi nuotatori e ha affermato: ” Mi piacerebbe gettare via alcuni di questi telefoni”.

Stefania Bernardini

Finanziavano il terrorismo in Somalia, gemelli in carcere

Sconteranno una pena di 14 anni in prigione i due gemelli londinesi che hanno ammesso di aver finanziato gruppi di estremisti islamici.

Il Daily Mail riferisce che Mohammed Shabir Ali e Mohammed Shafiq Ali, 25 anni, hanno ammesso alla corte dell’Old Bailey di sapere che il denaro sarebbe stato inviato all’estero e utilizzato per attività terroristiche.

I gemelli recuperarono il denaro tra agosto 2008 e giugno 2011. I due sono stati arrestati lo scorso giugno nella loro casa di Stepney, a est di Londra e nell’abitazione la polizia ha trovato il manuale “44 modi per supportare la Jihad”, scritto dall’imam  Anwar Al Awlaki, membro di rilievo di Al Quaeda considerato possibile successore di Bin Laden, morto a settembre del 2011 in un attacco drone.

Precedentemente la corte aveva ascoltato i gemelli riguardo la raccolta di denaro attraverso la “Dawah“, una pratica religiosa che consiste nell’invito a comprendere i principi dell’Islam tramite la spiegazione di un volontario. I soldi sarebbero dovuti essere inviati al loro fratello Mohammed Shamim che si sospetta sia stato in Somalia nel 2008 per svolgere attività di atrocità e martirio.

Shafik Ali lavora per Carlyle Security, una società che ha un contratto con Transport for London, azienda che gestisce i trasporti pubblici della City, mentre Shabir è disoccupato.

I gemelli sono saliti sul banco degli imputati solo per confermare la loro identità e far valere le richieste di tutela dei loro diritti. Rischiavano il carcere a vita ma il vice procuratore generale Edward Garnier ha approvato l’appello sostenendo che secondo l’art.15 del Terrorism Act2000 la pena massima per i due fratelli sarebbe di fino a 14 anni di carcere. Domani arriverà la condanna dell’Old Bailey.

Stefania Bernardini

Arrestati i genitori-mostro: bimbo torturato fino a deformarlo

Lo rinchiudevano in una stanza senza acqua e cibo, lo picchiavano con un bastone. Shaurya, indiano, ha oggi 13 anni e dall’età di tre è stato torturato dai genitori. La giustizia per lui è arrivata solo dopo una lunga e durissima battaglia combattuta dai suoi nonni materni. Ieri in India è arrivata finalmente la condanna: il padre e la matrigna del ragazzo sono finalmente in carcere.

La storia, come riporta il Times of India, ha inizio quando la giovane madre di Shaurya è morta. Da allora il padre Lalit Balhara, un ex maggiore dell’esercito, e la matrigna Preeti iniziarono le torture. Quando il bimbo gridava veniva aspramente punito.

Il ragazzo ha raccontato che i genitori, una o più volte, gli avrebbero inserito un bastone in bocca che gli ruppe alcuni denti.

La coppia si è difesa e ha negato le accuse dicendo che il bambino era “speciale” dalla nascita. I due hanno affermato che le lesioni riportate da Shaurya erano dovute alle cadute da sedie e tavoli, ma il referto medico unito alle dichiarazioni del ragazzo dimostra che i traumi fisici sono dovuti alle percosse dei genitori.

Gli abusi su Shaurya sono iniziati quando il bimbo aveva solo tre anni ed è stato ricoverato in ospedale per consumo di insetticidi. Dopo quell’incidente le torture sono aumentate e al ragazzino sono state fratturate alcune costole, i denti oltre ad aver riportato traumi alla testa.

La coppia è stata accusata ieri di tentato omicidio e condannata in base alle legge di Giustizia sui minori.

Stefania Bernardini

Il principe Maya e i tesori. Scoperta la tomba in Messico

In un’antica tomba, tra magnifici oggetti offerti in dono dal popolo, è stato ritrovato il corpo di un principe Maya. La notizia è del Daily Mail, il tumulo risale all’ VIII secolo e si trova sotto il palazzo reale di Uxul, nella regione di Campeche in Messico.

Disteso sulla schiena con le braccia incrociate, l’uomo fossilizzato doveva avere tra i 20 e i 25 anni. La tomba, alta un metro e mezzo, è a camera sepolcrale e sembrerebbe risalire a dopo la fine dell’influenza di Calakmul. Nella grotta ci sono infatti iscrizioni che indicano che un principe vi fu sepolto.

Si potrebbe trattare di uno dei regnanti della dinastia Calakmul che governarono la regione fino all’inizio del IX secolo. L’anno scorso, durante lavori di scavo nel palazzo di Uxul, furono scoperti sei pannelli in cui sono rappresentati quattro re ch giocano a palla e uno di questi potrebbe essere l’uomo ritrovato nella tomba.

Il sepolcro, tipico della cultura Maya, è costruito in mattoni e coperto da una volta a mensola. Qui il principe giace tra sontuosi regali per la sepoltura. Intorno al corpo sono stati ritrovati quattro piatti in ceramica e cinque coppe in un ottimo stato di conservazione. Alcuni di questi vasi sono decorati con meravigliosi dipinti e su una tazza si trova l’iscrizione in geroglifici: “Questa è la coppa del giovane principe”.

Per i ricercatori dell’università di Bonn, che hanno scoperto la tomba, l’assenza di alcuni oggetti funebri, come gioielli di giada, indica che il defunto era un principe ma non in linea diretta per il trono.

La data su una delle coppe è il 711 e l’analisi dei resti trovati confermano che la morte e la sepoltura risalgono ai primi decenni dell’VIII secolo.

Il perfetto stato di conservazione dei reperti rendono la tomba una delle più importanti scoperte in tutta la pianura Maya.

La città di Uxul, al confine con il Guatemala, era uno dei centri commerciali dell’impero Maya durante il periodo classico dal 200 al 900. L’area è stata scoperta nel 1934 dagli archeologi Karl Ruppert e John Denison.

Stefania Bernardini

Yemen, carabiniere italiano rapito a Sanaa

Era in borghese e stava facendo acquisti in un negozio vicino alla sede diplomatica italiana. È stato rapito domenica da alcuni uomini armati.

Si tratta di Alessandro, il cognome non è ancora stato reso noto, un carabiniere responsabile della sicurezza dell’ambasciata italiana a Sanaa. Per il momento è esclusa l’ipotesi di un legame dei rapitori con le cellule di Al Qaeda presenti nello Yemen. Anche se resta ancora ignoto chi sia stato a catturarlo, secondo fonti qualificate della sicurezza, sembra che i responsabili facciano parte di un gruppo di criminali locali.

I servizi di sicurezza yemeniti stanno tentando di identificare e localizzare i rapitori per liberare il carabiniere mentre dalla Farnesina è arrivata la conferma del sequestro. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha sentito al telefono il suo omologo dello YemenAbubakr al-Qirbi, e ha sottolineato che “La priorità assoluta deve essere anzitutto quella di tutelare l’incolumità del nostro connazionale”.

Stefania Bernardini