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Facebook guadagna sulle future mamme: in vendita le info private sui figli

incSei incinta, hai appena scoperto che il tuo bimbo sarà un maschietto e vuoi condividere la bella notizia con gli amici attraverso il tuo profilo Facebook? Manca una settimana alla scadenza della gravidanza e inizi il conto alla rovescia sulla tua bacheca? Fai attenzione! Facebook potrebbe guadagnare sui tuoi messaggi vendendo ai pubblicitari l’accesso alle informazioni private riguardanti il futuro nascituro.

La notizia è del Daily Mail. Le giovani madri che condividono la loro felicità sul social network potrebbero essere bombardate da promozioni per i vestiti del bambino più cool, i pannolini ultraleggeri o l’ultimo modello di passeggino extra-flessibile. A denunciare questo meccanismo sono stati alcuni esperti in relazioni genitoriali che hanno spiegato come un continuo invio di proposte commerciali potrebbe far sentire le neo-mamme perseguitate dalle grandi aziende come se subissero cyber-stalking.

La vicenda sembra essere iniziata negli Stati Uniti quando, la scorsa estate, Facebook ha creato la sezione “Eventi della vita” nelle pagine degli utenti per permettere loro di raccontare agli amici le notizie principali. Il sito suggeriva per esempio alle future madri di scrivere dettagli sulla loro gravidanza.

Inizialmente il social network ha assicurato agli utenti che le loro informazioni non sarebbero state utilizzate a scopo di lucro inviando il messaggio: “Attualmente non si utilizza l’evento vita per il targeting degli annunci”. Tuttavia, il Daily Mail sembra aver scoperto che questa politica è segretamente cambiata. Il sito sta vendendo agli inserzionisti l’accesso alle informazioni delle donne in attesa, scritte nella sezione “Eventi vita”.

Il fondatore del sito per genitori Netmoms.com, Siobhan Freegard ha affermato che molte persone si sarebbero allarmate per questa situazione: “Molte donne cedono volentieri e consapevolmente dati personali sulle loro gravidanze agli inserzionisti in cambio di campioni gratuiti o buoni sconto. Ma cosa è inquietante? Facebook ha detto alle neo-madri che non avrebbe raccolto le loro informazioni per l’utilizzo del marketing e poi ha fatto esattamente questo”.

Il sito, in realtà, ha negato di vendere direttamente ai pubblicitari i dati personali. Piuttosto, dal social network hanno spiegato che un’azienda invia un annuncio su Facebook e il sito poi dice all’inserzionista quanti hanno cliccato o messo un like sul post pubblicato.

Stefania Bernardini

 

Cosa resta di Londra 2012

Tanti i momenti di questa Olimpiade che non dimenticheremo. Record, ma anche storie, umane più che sportive, che hanno toccato il nostro cuore. Ecco una piccola selezione di ciò che vogliamo conservare di Londra 2012 e di ciò che, nostro malgrado, ci porteremo dietro.

Le mani di Alex Schwazer che nascondono il suo volto ricoperto di lacrime e vergogna durante la conferenza stampa convocata dopo la notizia della sua positività al test antidoping. E il ricordo di una scena così uguale e diversa, quattro anni fa, nello stadio di Pechino che consacrò l’atleta altoatesino.

Il pianto di rabbia e delusione di due bambine ormai cresciute, Tania Cagnotto e Vanessa Ferrari, vistesi strappare un posto sul podio da una manciata di centesimi (o da qualcos’altro).

La corsa su una gamba del cinese Liu Xiang, che va a baciare l’ostacolo maledetto in cui è inciampato il suo sogno.

La danza del quartetto d’oro del fioretto femminile azzurro: Elisa Di Francisca, Valentina Vezzali, Arianna Errigo e Ilaria Salvatori e il podio tutto azzurro da far rabbrividire che ci hanno regalato le prime tre.

La potenza di un omino dal cognome poco equivocabile (Carlo Molfetta) che si va a prendere l’oro del taekwondo battendo uno che gli sta sopra di 10 centimetri.

Un americano, Michael Phelps, che esce per l’ultima volta dalla vasca olimpica salutandola a modo suo, con il primato dell’atleta più medagliato di sempre (quota 18 con i 4 ori e 2 argenti di Londra). E un giamaicano che divide con lui le pagine di storia dello sport, Usain Bolt (doppietta 100-200 metri più staffetta 4×400), uno che divora metri alla velocità della luce e poi rischia di perdere l’oro nella staffetta, ma solo perché vuole portarsi a casa il testimone per ricordo.

Un omino in sella a una mountain bike che di nome fa Marco Aurelio Fontana e che, dopo un’emozionante rimonta che lo porta in testa alla gara, perde il sellino, ma stringe i denti fino al traguardo e conquista un bronzo che vale un oro e la leggenda.

Josefa Idem, una mamma quarantottenne un po’ speciale che, con lo stesso sorriso di chi ha conosciuto la gioia e il sacrificio, festeggia il primo posto in semifinale e poi accetta un “modesto” quinto in finale.

La storia commuovente dell’oro olimpico nei tuffi Wu Minxia, che gli allenatori hanno tenuto all’oscuro della morte dei nonni e della malattia della madre per non farla “deconcentrare” dai suoi obiettivi.

La testa ricoperta dal velo dell’atleta saudita Sarah Attar, la prima donna del suo paese a gareggiare su un tappeto olimpico.

I mille volti di un’Italvolley maschile prima irriconoscibile poi entusiasmante che vede svanire il sogno della finale, ma vince un onorevole bronzo e sul podio rende omaggio a Vigor Bovolenta.

Otto atlete di badminton squalificate per aver combinato un match a ricordarci il brutto dello sport e che neppure una disciplina che sembra un gioco da bambini ne è esente.

Calciatori messicani dai nomi pressoché sconosciuti che battono in finale un Brasile convinto di brillare con le sue stelle e stelline.

La corsa contro la natura e contro il destino del sudafricano Oscar Pistorius, il primo atleta disabile a partecipare a un’Olimpiade, vincitore al di là del risultato. Un’altra incredibile corsa, quella in piscina di Ye Shiwen, la sedicenne cinese che ha nuotato più veloce di Lochte e Phelps. E, sempre nel nuoto, l’impresa della lituana Ruta Meilutyte, oro e record assoluto nei 100 metri rana all’età di 15 anni.

Una biondina 20enne dai tratti dolci, il cui cognome era già più di una promessa (Jessica Rossi), che colpisce 99 piattelli su 100 e dedica l’oro alla sua Emilia terremotata.

La rivincita post-Wimbledon di Andy Murray contro Roger Federer nel modo più bello, di fronte al pubblico di casa.

Il viso simpatico di un omone, Daniele Molmenti, che nel giorno del suo compleanno regala a se stesso e all’Italia una medaglia d’oro e fatica in uno sport affascinante e sconosciuto ai più, il kayak slalom.

Il volto colmo di delusione e disappunto del pugile Roberto Cammarelle, campione a Pechino, che sbuffa mentre gli infilano al collo una medaglia che ha il colore grigio della beffa. E la tristezza mista a gioia di un altro boxeur, Clemente Russo, dal soprannome Tatanka (bisonte), che voleva rendere d’oro la terra della camorra, ma l’ha resa pur sempre d’argento.

Sandro Campagna, coach del Settebello delle emozioni, che manda un bacio a Premus dopo un gol in rovesciata che ha il sapore della finale olimpica.

Frangilli, Nespoli e Galiazzo: tre simpatici omoni dai cappellini alla pescatora e dal tiro con l’arco d’oro.

La commozione del 18enne Nijel Amos che, finendo dietro solo al leggendario Rudisha negli 800 metri, regala la prima medaglia olimpica al suo Botswana, poi sviene e lascia la pista su una barella.

Lo sciabolatore d’argento Occhiuzzi, un napoletano che di nome – guarda un po’ – fa Diego e sul podio porta lo striscione “Benvenuti al Sud”. E un suo collega più noto e medagliato, Aldo Montano, che lotta contro l’infortunio e risulta decisivo nel bronzo della sciabola a squadre. Come decisivo è Andrea Baldini, detto Baldo, che con Cassarà, Avola e Aspromonte si prende un oro che sa di rivincita.

La freddezza mista a simpatia dell’ingegnere Niccolò Campriani, emigrato negli Usa per conciliare studi e sport e imparare a domare le emozioni, fatali nella carabina.

Queste e tante altre le cartoline di un’Olimpiade speciale, in cui lo sport ha mostrato il suo volto pulito, senza celare il suo lato marcio. Un po’ come la vita. Che ci insegna che la distanza fra l’Inferno e il Paradiso, a volte, può essere sottile, impercettibile. Il segreto è imparare a stare in equilibrio fra la cima e il baratro, per non lasciarsi inghiottire.

                                                                                                      Rossella Nocca

La Juve senza Conte batte il Malaga. Aspettando il verdetto sul calcioscommesse

Nell’abbraccio del Sud la Juventus ha provato a dimenticare per una sera le imminenti sentenze del calcioscommesse. E, nell’ultima amichevole prima della sfida dell’11 agosto a Pechino, dove si contenderà col Napoli la Supercoppa italiana, ha dato segnali positivi in vista dell’inizio di stagione in Italia e in Europa. E’ finita 2 a 0 contro un’avversaria di tutto rispetto, il Malaga, che ha ottenuto il quarto posto nella scorsa stagione della Liga spagnola. E che ora tuttavia rischia la partecipazione alla Champions per gravi problemi economici, che potrebbero condurre lo sceicco Al Thani, che aveva rilevato la squadra un anno e mezzo fa, a farsi da parte e il club, sorpresa dell’ultimo campionato, a rinunciare a tutti i suoi “gioielli”.

 Calcioscommesse – In attesa del verdetto sulla squalifica di Antonio Conte e del suo vice Angelo Alessio, nell’amichevole di Salerno la Juve ha dato indicazioni sulla loro sostituzione. In panchina si sono seduti Massimo Carrera e Claudio Filippi, pare dunque che non ci sarà spazio per il tecnico della Primavera Baroni. L’allenatore, che potrebbe dover rinunciare alla panchina per 15 mesi dopo che è sfumata la possibilità di patteggiarne tre, ha assistito all’amichevole dalla tribuna stampa. Ricordiamo che Conte e Alessio erano stati deferiti per una doppia omessa denuncia nelle presunte combine di Novara-Siena e Albinoleffe-Siena, gare della stagione 2010/11, quando il tecnico bianconero e il suo vice erano al club senese.  Oltre a Conte, la Vecchia Signora dovrà rinunciare anche a Leonardo Bonucci, che potrebbe restare lontano dal calcio giocato per ben 3 anni e 6 mesiUn anno rischia invece il suo compagno di squadra, Simone Pepe. Fallito anche l’ultimo tentativo da parte degli avvocati di rendere meno pesanti le conseguenze del processo. Incrociati i destini dei due juventini, che sarebbero stati coinvolti nella combine di Udinese-Bari del 9 maggio 2010, data in cui militavano l’uno nelle fila dei pugliesi l’altro dei friulani. La Commissione Disciplinare renderà pubbliche le sentenze fra l’8 e il 10 agosto, prima dunque dell’impegno della Juve in Cina per la Supercoppa italiana.

“Giù le mani da Conte” – Il popolo bianconero presente all’Arechi (in quasi 25mila sono accorsi da tutto il Meridione) ha voluto manifestare il suo affetto e la sua fiducia al tecnico che ha riportato a Torino lo scudetto, intonando cori contro il procuratore federale Stefano Palazzi, esponendo striscioni e gridando “Giù le mani da Conte”. Acclamato anche Leonardo Bonucci, reduce dal processo sportivo ed entrato in campo per pochi minuti, quasi per un “saluto” prima della squalifica.

La partita – Quanto al match, nonostante la vittoria con sole due reti di scarto, il Malaga non è mai riuscito a impensierire più di tanto Storari e la difesa bianconera. Al 3’ è subito arrivato il vantaggio juventino, firmato da Matri su traversone di Padoin. Ha provato a pareggiare per due volte Maresca, salernitano ed ex Juve. Poi a fine primo tempo Matri ha divorato un gol su un assist d’oro del neoacquisto Asamoah. Ma la doppietta non si è fatta attendere troppo. Al 7’ del secondo tempo l’attaccante, servito ancora da Padoin, si è fatto subito perdonare. Un’ottima parata di Caballero ha impedito a Marchisio di firmare il 3 a 0, mentre è stata la traversa, sul finale di partita, a negare al Malaga la chance di accorciare le distanze. La squadra bianconera è apparsa piuttosto in forma, dai “nuovi” ai reduci dall’Europeo, anche se ci sono ancora aspetti da migliorare. Ma ricordiamo che quella dell’Arechi non era comunque ancora la “vera” Juve, basti pensare alle assenze di Buffon, Barzagli, Chiellini e Vucinic.

Rossella Nocca

Uccisa dai genitori, l’amica tentò di salvarla

Diceva di aver paura dei suoi parenti, ma il suo gruppo di amici inizialmente non l’aveva presa sul serio. Temeva che prima o poi suo padre e sua madre, Iftikhar e Farzana, l’avrebbero uccisa e così è stato.

Shafilea Ahmed è stata soffocata davanti alle sue sorelle nel settembre del 2003 a Warrington, città tra Liverpool e Manchester in Inghilterra. La sua colpa: non voleva sposare l’uomo scelto dai suoi genitori e aveva amicizie maschili. I suoi assassini, coloro che l’avevano generata, sono stati condannati venerdì a 25 anni di carcere. Il corpo della ragazza era stato ritrovato qualche mese dopo l’omicidio sulla riva del fiume Kent, ma la polizia solo nel 2010 è riuscita ad accusare gli Ahmed.

Melissa, la sua migliore amica, in un’intervista al The Mail on Sunday ha raccontato il tentativo di salvare Shafilea. Le due studentesse si erano conosciute al college.

Shafilea era “una persona solare, positiva, curata e intelligente” ma ripeteva sempre che i suoi genitori volevano farla tornare in Pakistan per darla in sposa a un parente.

Era una ragazza “all’inglese” con frequentazioni sia maschili che femminili, ma i parenti non concepivano l’amicizia tra uomini e donne e per loro la conoscenza con dei ragazzi poteva essere esclusivamente di tipo sessuale. Quando Farzana, la madre, trovò sul cellulare della figlia i numeri di amici uomini si arrabbiò a tal punto che la fece picchiare violentemente dal padre. La ragazza, spiega Melissa, mancò da scuola per molti giorni fino a che i graffi e i lividi sul suo corpo non erano spariti.

I genitori la picchiavano in continuazione senza che Shafilea ne sapesse il motivo, la controllavano ed erano persino riusciti a scoprire il pin della sua carta e a prelevare tutti i soldi che la figlia aveva messo da parte durante un lavoro part-time in un call center.

Sia i compagni che i professori della ragazza tentarono di aiutarla e quando, all’età di 16 anni, i genitori decisero che era giunto il momento per Shafilea di tornare in Pakistan, Melissa e un altro ragazzo organizzarono la fuga dell’amica.

L’adolescente vagò per un po’ tra l’abitazione di conoscenti e bed and breakfast fino a che Iftikhar, dopo alcuni giorni, lungo la strada per andare al college rintracciò la figlia e la costrinse a tornare a casa sotto gli occhi di Melissa. “Quando vidi il padre dentro la macchina le gridai di scappare, ma lei era come paralizzata – ha raccontato la migliore amica – la fece entrare nell’auto e dal finestrino mi guardava piangendo”.

Melissa chiamò subito la polizia ma i genitori convinsero tutti, forze dell’ordine e insegnanti, dicendo di aver cambiato idea, di aver deciso di lasciare che la figlia scegliesse cosa fare e di non volerla più riportare in Pakistan e così Shafilea fece ritorno a casa.

In realtà, di nascosto, Iftikhar e Farzana organizzarono un nuovo viaggio nel paese di origine ma quando la figlia lo scoprì tentò il suicidio bevendo della candeggina. Il matrimonio saltò. I genitori fecero curare la ragazza e poi presero la decisione: bisognava punire la vergogna.

Così la soffocarono con un sacchetto di plastica, dentro casa, davanti alle altre tre figlie.

Melissa non riesce ancora a comprendere come dei genitori possano arrivare a prendere una simile decisione ma ha voluto raccontare questa storia perché spera che se ne tragga qualcosa di buono. La vicenda potrebbe essere d’insegnamento e di stimolo a reagire per chi subisce violenze e abusi familiari e fare in modo che la legge rafforzi le tutele per casi di questo tipo.

Stefania Bernardini

Coppia in arresto sfila nuda in pubblico. Accusa: favori sessuali con un’altra donna

Un uomo e la sua compagna, accusati di voler commettere adulterio, sono stati fatti marciare nudi dagli ufficiali fino alla stazione di polizia. Il “bizzarro incidente”, come riporta il Daily Mail, sarebbe accaduto a Gambat, nella provincia di Sindh nel sud-est del Pakistan. Insieme ai due è stata arrestata anche una terza persona, una donna, con la quale si sarebbe compiuto o si sarebbe dovuto compiere l’atto sessuale.

Secondo alcuni testimoni, le forze dell’ordine avrebbero costretto la coppia a camminare nuda lungo la strada per circa mezzo chilometro di distanza. Quando i passanti hanno espresso disappunto per la situazione, la donna, ancora totalmente svestita, è stata fatta accomodare in un veicolo della polizia. L’altra signora, il “terzo incomodo”, era invece totalmente vestita.

La scena insolita è stata la conseguenza di un’apparente “soffiata” alla polizia. Una spia locale ha informato i funzionari dell’ordine dicendo che un uomo aveva invitato due donne a un incontro per ottenere favori sessuali.

Gli ufficiali hanno arrestato il presunto colpevole mentre camminava con le braccia intorno alle due donne. L’uomo ha rivendicato la sua innocenza alla BBC Urdu sostenendo di essere stato coinvolto nell’incidente, vittima della polizia e ha presentato un’istanza all’Alta Corte di Sindh.

Questa settimana i giudici ascolteranno l’imputato mentre le forze dell’ordine hanno rifiutato di commentare l’accaduto.

Stefania Bernardini

Dieta “da fame” e vivi di più, ribaltata la teoria del mangia poco ma spesso

Si chiamano Crash diet ed erano state messe al bando dai medici perché considerate nocive all’organismo. Sono regimi alimentari rigidissimi durante i quali nel corpo si introducono meno di 1000 calorie al giorno. Per esempio una signora, oggi di 78 anni, per una vita ha mangiato solo una fetta di pane tostato con un caffè e mezzo pompelmo a colazione, alcuni tagli di carne fredda con una porzioncina di verdure a pranzo e cena per un totale di circa 650 calorie giornaliere e tuttora non rinuncia alle sue abitudini alimentari.

Finora questo tipo di diete sono state criticate perché si pensava provocassero un rallentamento del metabolismo con conseguente aumento di peso appena si tornava a mangiare un po’ di più. Ma la teoria potrebbe essere contraddetta.

Alcuni scienziati hanno scoperto che periodi in cui si mangia poco o niente permetterebbero al corpo di controllare le sostanze chimiche prodotte legate ai processi di invecchiamento e sviluppo delle malattie.  La chiave sarebbe la somatomedina (Igf-1), il fattore di crescita insulino, che mantiene sempre attive le nostre cellule. I ricercatori dell’Istituto della Longevità dell’università della California del sud hanno affermato che “è come premere sempre il piede sull’acceleratore, a lungo andare la macchina si rompe”.

Per  il professore Valter Longo, direttore dell’istituto, per ridurre la produzione di questa sostanza, e di conseguenza il colesterolo e la pressione sanguigna, il digiuno sarebbe la soluzione ideale.

“Mentre durante la crescita hai bisogno di alti livelli di Igf-1, con l’avanzare dell’età troppa somatomedina favorirebbe l’invecchiamento” ha detto Longo. La prova verrebbe dai topi Laron, piccolissimi ma più longevi di circa il 40% rispetto agli altri animali della stessa specie e sembrerebbe siano anche immuni da malattie come il cancro.

Anche Matthew Piper, dell’Institute of healthy ageing di Londra , sostiene che se nel corso degli anni si riduce la quantità di cibo assunta, il rischio di cancro, diabete e malattie del cuore diminuisce e si eviterebbe persino la demenza.

Alcuni medici, per fortuna, continuano a criticare queste teorie affermendo che un regime alimentare troppo severo fa perdere peso ma anche il buonumore. Magari mangiare molto poco può allungare la vita e migliorare la salute di una persona, ma vale davvero la pena rinunciare del tutto a una bella porzione di timballo o un cannolo siciliano ricotta e pistacchio e sostanziosi pranzi con gli amici per vivere qualche anno in più?

Stefania Bernardini

Sesso e amore virtuale… hanno la loro stagione

Il periodo delle vacanze e l’inizio dell’estate sono i momenti preferiti per cercare incontri di qualsiasi tipo o il compagno della vita. Almeno per i cybernauti. Lo ha rivelato uno studio pubblicato nella rivista ” Archivos de las Conductas Sexuales“.

Per l’analisi, gli specialisti hanno individuato alcune parole chiave delle ricerche su Google negli Stati Uniti tutte legate alla pornografia e ai siti di incontri tra gennaio 2006 e marzo 2011.

Gli esperti volevano misurare lo stato d’animo del paese e hanno scoperto che l’interesse nei rapporti con altre persone aumentava considerevolmente nel periodo di Natale e con l’avvicinarsi della stagione estiva.

Attraverso Google Trends, gli studiosi delle università della Pennsylvania e del New Jersey hanno esaminato i criteri di ricerca di mese in mese, in particolare dei navigatori in cerca di incontri sessuali o romantici su Internet.

Confrontando i risultati con termini di ricerca neutrali i ricercatori hanno scoperto che nei periodi di vacanza aumenta l’interesse nel conoscere altre persone o provare esperienze “nuove”.

Gli esperti ritengono che l’analisi possa essere utile per le campagne pubblicitarie in difesa della salute sessuale che potrebbero essere intensificate in determinati periodi.

Olimpiadi: altri insulti agli atleti su twitter. Attaccata la nuotatrice Seebohm

Questa volta è toccato alla medaglia d’argento dei 100m Kelly Morando Seebohm. Dopo le minacce su Twitter al tuffatore Tom Daley, ora è la nuotatrice australiana a doversi difendere dalle critiche sulla rete di una fan.

Martedì l’atleta ha conquistato la medaglia d’argento nei 100 metri dorso e si è sciolta in un mare di lacrime, commossa per il risultato raggiunto. Una teenager l’ha subito attaccata accusando la campionessa  di aver pianto per un secondo posto anziché per l’oro.

Presto è arrivata la risposta della Seebohm: “è stato un duro viaggio, mi dispiace che la pensi così”. Anche il fratello dell’atleta ha replicato all’accusatrice, non esattamente con motivazioni appropriate, dicendole che era brutta ed era meglio se non pubblicava foto di se stessa. Da qui è iniziata una discussione tra chi difendeva la nuotatrice e chi l’accusatrice insultata.

Kelly alla fine si è scusata per il tweet del fratello, l’ha cancellato ed ha poi scritto: “Cercate di mantenere il mio Twitter positivo, non ho bisogno di commenti negativi”.

Intanto il team australiano ha invitato i suoi atleti a non utilizzare i social network durante le competizioni. Matt Brown, l’allenatore della Seebohm,  ha infatti ammesso che il sovraccarico di social media ha creato problemi ai suoi nuotatori e ha affermato: ” Mi piacerebbe gettare via alcuni di questi telefoni”.

Stefania Bernardini

Euro, project, covered… a tutti i loro bond

Il Presidente francese François Hollande vorrebbe gli eurobond ma la Cancelliera tedesca Angela Merkel si oppone fermamente mentre sembra più predisposta verso i project bond. Dal nord il premier della Finlandia Jyrki Katainen propone i covered bond. Intanto Mario Monti porta avanti la sua opera di convincimento per far accettare ai paesi membri dell’Ue la licenza bancaria antispread all’ Esm, il fondo salvastati che dovrebbe entrare in vigore a settembre. Ma cosa significano questi termini?

Spread – è la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato dei vari paesi da quelli tedeschi(i Bund) considerati i più sicuri. Tutti gli stati mondiali immettono sul mercato, con aste eseguite con cadenza periodica, un certo numero di titoli obbligazionari, per acquisire liquidità dai mercati finanziari e potere così finanziare il debito pubblico nazionale. Prendendo come esempio l’Italia, si vende praticamente un pezzo di stato, a investitori esterni, che comprano quindi una porzione del valore dell’azienda Italia. Più lo spread e alto più aumenta il rischio che i titoli, una volta rivenduti, non fruttino quanto speso per acquistarli, perciò gli investitori tenderanno a non comprarli.

Eurobond – Sono titoli di debito pubblico emessi in comune dai 17 paesi a moneta unica, ma sottoscritti da tutti gli stati dell’ Eurozona. Il rischio verrebbe suddiviso tra tutti i paesi coinvolti. Il loro mercato sarebbe più ampio. Il meccanismo è quello delle obbligazioni tradizionali: il titolo ha un valore nominale, una scadenza e un tasso di interesse. La prolungata crisi finanziaria ha fatto salire lo spread dei paesi della periferia europea (Spagna, Grecia, Italia, Portogallo, Irlanda) che ha causato un aumento dei costi di indebitamento di questi stati.  Emettendo bond unici i costi per i paesi più deboli calerebbero, con beneficio per il loro debito pubblico. Gli investitori sarebbero rassicurati della garanzia fornita implicitamente dagli stati più solidi. In maniera inversa per i paesi forti come la Germania l’eurobond rappresenta il rischio di un aumento di passività nei conti pubblici nazionali perchè dovrebbe farsi carico delle difficoltà degli altri paesi.

Project bond – I project bond sono emissioni obbligazionarie finalizzate alla realizzazione di un progetto. In pratica prevedono che grandi progetti infrastrutturali lanciati da privati vengano salvaguardati da una garanzia dall’Unione europea. Per il Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, sono necessari a livello comunitario per finanziare “trasporti, energia, interconnessioni tra i diversi stati nazionali e l’agenda digitale”. I limiti dei project bond riguardano la mancata rapidità del meccanismo nel rilancio dell’economia. Essendo collegati ad opere pubbliche che richiedono molto anni per essere realizzate, il mercato non familiarizzerebbe subite e in un primo momento rischierebbe di non fidarsi di questo nuovo strumento di investimento.

Covered bond – è un’obbligazione garantita, ossia, un’obbligazione bancaria caratterizzata da un profilo di rischio molto basso e da elevata liquidità. Questo tipo di obbligazioni è coperto da una parte dell’attivo della banca che ha emesso il bond, per questo il rischio è minimo e il rendimento modesto.

Licenza bancaria antispread – La licenza bancaria darebbe al futuro Esm liquidità illimitata della Banca centrale europea (Bce). La Germania è assolutamente contraria perché andrebbe contro i trattati. La licenza, infatti, sarebbe fuorilegge in quanto lo statuto della Banca centrale europea vieta l’erogazione di prestiti a Stati, enti locali e territoriali e istituti pubblici. Come ha spiegato Isabella Bufacchi sul Sole 24 ore:

La dotazione di una licenza bancaria all’Esm garantirebbe al fondo di stabilità permanente la massima flessibilità perché gli consentirebbe di raccogliere denaro in tempo reale (anche giornalmente) per importi molto rilevanti, attingendo alla vasta gamma di operazioni di rifinanziamento messe a disposizione dalle 17 banche centrali dell’Eurosistema per le istituzioni finanziarie. Una delle principali rigidità dell’Efsf e dell’Esm è data dalla necessità di dover raccogliere preventivamente sui mercati (tramite emissioni di bond oppure aste di T-bill) le risorse da impiegare: i tempi e le dimensioni dei collocamenti rendono poco efficace l’attivazione dello scudo anti-spread, in quanto gli acquisti dei titoli di Stato sul primario e sul secondario vengono rallentati e scadenzati dai limiti del funding a monte.”

L’Esm, nonostante la licenza bancaria, non potrebbe comunque intervenire oltre il tetto di 500 miliardi fissato dai 17 Stati azionisti.

Stefania Bernardini

Il tuffatore Tom Daley attaccato su Twitter. La polizia: non possiamo controllare internet

L’atleta inglese, Tom Dailey, dopo il risultato della gara di lunedì alle olimpiadi di Londra 2012 è stato insultato e minacciato tramite i “cinguettii” di Reece Messer, un diciassettenne britannico.

La polizia è piombata a casa di Messer qualche ora dopo la pubblicazione dei messaggi minatori. “Hai deluso il tuo defunto padre, spero tu lo sappia”, questo il contenuto del tweet di Reece che ha espresso anche la volontà di voler annegare il tuffatore olimpionico scusandosi, subito dopo aver postato la frase, per l’arrivo delle proteste da parte di altri utenti.

Il diciassettenne è rimasto molto turbato quando si è visto recapitare l’avvertimento formale di molestie ed è stato arrestato. La denuncia, però, non è arrivata da Daley bensì da un membro del pubblico che aveva assistito alla competizione.

Azioni di cyber bullismo di questo tipo si stanno diffondendo sempre di più sulla rete tanto che la polizia ieri ha ammesso che non possono controllare tutto l’universo dei Social Media. Solo lo scorso anno gli ufficiali inglesi hanno dovuto controllare circa 14.000 profili Facebook. Simon Reed, vice-presidente della Federazione di polizia, come riporta il Daily Mail, ha affermato che le forze di vigilanza non hanno le risorse per monitorare tutto l’internet.

Stuart Hude, portavoce sui social media del capo della polizia, ha sostenuto che i “social media sono sempre più parte delle attività della polizia e la legge riguarda situazioni in cui il commento oltrepassa la legittima opinione”. Le tutele non sono limitate ai personaggi famosi ma a tutti coloro che subiscono minacce alla loro dignità personale. In ogni caso le difficoltà di un controllo totale di un mondo immenso come la rete restano un problema difficile da superare.

Reece Messer, per i suoi messaggi, rischia fino a 6 mesi di carcere.

Stefania Bernardini