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Euro, project, covered… a tutti i loro bond

Il Presidente francese François Hollande vorrebbe gli eurobond ma la Cancelliera tedesca Angela Merkel si oppone fermamente mentre sembra più predisposta verso i project bond. Dal nord il premier della Finlandia Jyrki Katainen propone i covered bond. Intanto Mario Monti porta avanti la sua opera di convincimento per far accettare ai paesi membri dell’Ue la licenza bancaria antispread all’ Esm, il fondo salvastati che dovrebbe entrare in vigore a settembre. Ma cosa significano questi termini?

Spread – è la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato dei vari paesi da quelli tedeschi(i Bund) considerati i più sicuri. Tutti gli stati mondiali immettono sul mercato, con aste eseguite con cadenza periodica, un certo numero di titoli obbligazionari, per acquisire liquidità dai mercati finanziari e potere così finanziare il debito pubblico nazionale. Prendendo come esempio l’Italia, si vende praticamente un pezzo di stato, a investitori esterni, che comprano quindi una porzione del valore dell’azienda Italia. Più lo spread e alto più aumenta il rischio che i titoli, una volta rivenduti, non fruttino quanto speso per acquistarli, perciò gli investitori tenderanno a non comprarli.

Eurobond – Sono titoli di debito pubblico emessi in comune dai 17 paesi a moneta unica, ma sottoscritti da tutti gli stati dell’ Eurozona. Il rischio verrebbe suddiviso tra tutti i paesi coinvolti. Il loro mercato sarebbe più ampio. Il meccanismo è quello delle obbligazioni tradizionali: il titolo ha un valore nominale, una scadenza e un tasso di interesse. La prolungata crisi finanziaria ha fatto salire lo spread dei paesi della periferia europea (Spagna, Grecia, Italia, Portogallo, Irlanda) che ha causato un aumento dei costi di indebitamento di questi stati.  Emettendo bond unici i costi per i paesi più deboli calerebbero, con beneficio per il loro debito pubblico. Gli investitori sarebbero rassicurati della garanzia fornita implicitamente dagli stati più solidi. In maniera inversa per i paesi forti come la Germania l’eurobond rappresenta il rischio di un aumento di passività nei conti pubblici nazionali perchè dovrebbe farsi carico delle difficoltà degli altri paesi.

Project bond – I project bond sono emissioni obbligazionarie finalizzate alla realizzazione di un progetto. In pratica prevedono che grandi progetti infrastrutturali lanciati da privati vengano salvaguardati da una garanzia dall’Unione europea. Per il Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, sono necessari a livello comunitario per finanziare “trasporti, energia, interconnessioni tra i diversi stati nazionali e l’agenda digitale”. I limiti dei project bond riguardano la mancata rapidità del meccanismo nel rilancio dell’economia. Essendo collegati ad opere pubbliche che richiedono molto anni per essere realizzate, il mercato non familiarizzerebbe subite e in un primo momento rischierebbe di non fidarsi di questo nuovo strumento di investimento.

Covered bond – è un’obbligazione garantita, ossia, un’obbligazione bancaria caratterizzata da un profilo di rischio molto basso e da elevata liquidità. Questo tipo di obbligazioni è coperto da una parte dell’attivo della banca che ha emesso il bond, per questo il rischio è minimo e il rendimento modesto.

Licenza bancaria antispread – La licenza bancaria darebbe al futuro Esm liquidità illimitata della Banca centrale europea (Bce). La Germania è assolutamente contraria perché andrebbe contro i trattati. La licenza, infatti, sarebbe fuorilegge in quanto lo statuto della Banca centrale europea vieta l’erogazione di prestiti a Stati, enti locali e territoriali e istituti pubblici. Come ha spiegato Isabella Bufacchi sul Sole 24 ore:

La dotazione di una licenza bancaria all’Esm garantirebbe al fondo di stabilità permanente la massima flessibilità perché gli consentirebbe di raccogliere denaro in tempo reale (anche giornalmente) per importi molto rilevanti, attingendo alla vasta gamma di operazioni di rifinanziamento messe a disposizione dalle 17 banche centrali dell’Eurosistema per le istituzioni finanziarie. Una delle principali rigidità dell’Efsf e dell’Esm è data dalla necessità di dover raccogliere preventivamente sui mercati (tramite emissioni di bond oppure aste di T-bill) le risorse da impiegare: i tempi e le dimensioni dei collocamenti rendono poco efficace l’attivazione dello scudo anti-spread, in quanto gli acquisti dei titoli di Stato sul primario e sul secondario vengono rallentati e scadenzati dai limiti del funding a monte.”

L’Esm, nonostante la licenza bancaria, non potrebbe comunque intervenire oltre il tetto di 500 miliardi fissato dai 17 Stati azionisti.

Stefania Bernardini

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Mercati in fermento per l’asta dei Btp Giornate di fuoco per l’Unione Europea

Ore dense di impegni politici ed economici, fino a giovedì, decideranno la salvezza dell’euro e il futuro dell’eurozona. Tutti temono l’agosto “rosso”, periodo nel quale i mercati sono più volatili, che si spera di evitare e che mette in pericolo sopratutto Italia e Spagna.

“Siamo pronti a tutto per salvare l’euro, e credetemi, basterà”. Con queste parole, giovedì scorso, il presidente della Bce (Banca Centrale europea), Mario Draghi, aveva innescato una carica di ottimismo nei mercati e spinto le Borse al rialzo. Quanto potrà durare questa rassicurazione?

Oggi tutti attendono i risultati dell’asta per 3,5 miliardi in Btp che per il momento viene vista con positività.

Martedì invece inizierà il tour europeo del presidente del Consiglio, Mario Monti, tra Francia, Finlandia e Spagna. L’obiettivo: ricercare la massima coesione internazionale sulla difesa del progetto europeo.

L’appuntamento più atteso del viaggio montiano sarà quello a Helsinki, dove il premier italiano incontrerà il cosiddetto “falco” Jyrki Katainen, primo ministro finlandese, strenuo oppositore dello scudo anti-spread.  Katainen, all’inizio di luglio, dopo una settimana dal vertice del Consiglio Europeo, ha infatti minacciato di lasciare l’euro. La Finlandia teme il modello di integrazione tra gli stati membri dell’Unione Europea perché è assolutamente contraria alla responsabilità collettiva per i debiti contratti dai singoli paesi.

Monti cercherà di spiegare che volere più europa non significherà dover fare regali e per convincere il leader nordico sembra voglia puntare su un tema molto appetibile per qualsiasi stato membro: il futuro dell’agenda digitale europea. L’obiettivo è quello  di sviluppare un mercato unico digitale che aprirà l’accesso ai contenuti online legali, agevolerà le fatturazioni e i pagamenti elettronici, unificherà i servizi delle telecomunicazioni e sembra essere un ottimo strumento per stimolare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva di tutta l’Europa.

Mentre il premier italiano sarà impegnato nel suo viaggio in cerca di uan maggiore coesione dell’Unione Europea, già da domani avrà inizio anche il tour tedesco del ministro del Tesoro degli Stati Uniti, Timothy Geithner, che incontrerà prima a Berlino il ministro delle finanze Schauble e poi a Francoforte  il presidente della Bce, Mario Draghi, e quello della Bundesbank, la banca centrale della Germania, Weidmann.

Stefania Bernardini