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Esm, le zone d’ombra sul fondo salva stati

L’annuncio del piano anti spread di Mario Draghi, presidente della Bce, sull’ acquisto illimitato di bond ha fatto esultare le borse mentre il differenziale tra i titoli di Italia e Spagna con il Bund tedesco è sceso sotto quota 400 punti base per il nostro paese e poco al di sopra per la penisola iberica. Unico oppositore del progetto è la Bundesbank, la banca centrale tedesca.

E proprio dalla Germania si attende in questi giorni, esattamente il 12 settembre, il verdetto della Corte Costituzionale sull’attivazione del fondo Esm, il cosiddetto “salva stati”.

Ma come funziona e cos’è realmente questa organizzazione? Sul sito di Tgcom24 è stata pubblicata la mia intervista alla studiosa Lidia Undiemi, autrice di un dossier pubblicato in rete riguardante lo European Stability Mechanism. La Undiemi più volte ha espresso perplessità sulla reale utilità di questo strumento. “Il fondo salva stati sembra uno strumento più politico che finanziario e potrebbe compromettere il funzionamento dei sistemi democratici dei paesi dell’Unione Europea” sostiene la studiosa.

Ma come è strutturato l’Esm e chi lo gestisce
Lo European Stability Mechanism sarebbe il nuovo meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria dell’Europa, costituito attraverso un accordo tra i 17 paesi membri della zona euro. L’organizzazione intergovernativa ESM avrebbe il compito di finanziare i paesi in difficoltà attraverso prestiti. La sua disponibilità iniziale dovrebbe essere di 700 miliardi di euro (di cui 500 prestabili). Gli Stati membri dell’organizzazione dovranno versare una quota, detta di partecipazione, proporzionata a quella posseduta presso la Bce, che per l’Italia ammonterebbe a circa 125 miliardi di euro. Il fondo, inoltre, avrebbe la possibilità di comprare titoli di Stato sul mercato primario e su quello secondario, quindi farebbe parte dell’insieme delle soluzioni del piano anti spread fortemente voluto da Draghi. A gestire l’Esm sarà un consiglio dei Governatori, probabilmente formato dai ministri delle finanze dell’area euro, “responsabile delle finanze”, al quale si affiancherà un consiglio d’ amministrazione con funzioni più operative.

Come funziona l’Esm
Gli Stati membri devono versare una quota in cinque rate annuali. Se un paese non ha i soldi per pagare la quota di partecipazione, oltre che perdere il diritto di voto verrà sanzionato finanziariamente. Anche il paese in difficoltà, che ha richiesto il prestito in veste di debitore, se non restituirà la somma pagando una soglia d’interesse, non precisata dal Trattato, dovrà sottostare a delle condizioni rigorose che probabilmente coinciderebbero con una serie di politiche di austerità simili a quelle richieste dalla Troika alla Grecia. Lidia Undiemi, a tale proposito, spiega: “Non si tratta di semplici aiuti ma di concessione di denaro con pagamento di interessi in cambio della possibilità di potere imporre condizioni rigorose che potrebbero tradursi in politiche di austerità per il paese richiedente, così come d’altronde è accaduto in Grecia con l’intervento finanziario della Troika”.

I dubbi
Prendendo come esempio l’Italia, che ha già un debito di circa 1.966 miliardi di euro, per poter versare la quota di partecipazione al fondo, il paese dovrebbe indebitarsi ulteriormente sul mercato esterno. “Dal punto di vista finanziario non vedo quale sia la convenienza per un paese in difficoltà come il nostro, visto che già solo per il versamento delle prime rate della quota di partecipazione l’Italia sta ricorrendo ad ulteriore debito pubblico”. Ma un’ altra questione che fa notare la Undiemi è quella della effettiva costituzionalità del trattato. “È come se i leader europei stessero organizzando una grande potenza sovranazionale non solo dal punto di vista finanziario ma anche politico ed economico dove il controllo democratico nazionale appare di difficile attuazione”. Ed è proprio riguardo all’ipotesi del mancato rispetto dei principi di democrazia che una parte della Germania ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale del paese. Come spiega Lidia Undiemi, il rischio del fondo salva stati Esm è che “il potere politico degli stati membri si concentri di fatto nelle mani di un’organizzazione finanziaria che sarà comunque formata da soggetti non direttamente eletti dal popolo e che avrà ampi margini di autonomia anche rispetto alle stesse istituzioni europee”. In un certo senso il rischio potrebbe essere che un’organizzazione privata gestisca un bene pubblico, uno Stato appunto, senza più la necessità di consultare il popolo, proprietario di tale bene, o chi per lui ne fa le veci, ossia il governo e il parlamento di quella nazione.

Attualmente le sorti del fondo “salva stati” dipendono dal verdetto della Corte Costituzionale tedesca. Se dalla Germania arriverà giudizio negativo sulla costituzionalità dell’Esm, il fondo non potrà entrare in vigore, in caso contrario lo European Stability Mechanism sarà attivo per la fine di ottobre. In quel caso, la studiosa Undiemi, ritiene che le responsabilità politiche degli eventuali effetti negativi sul nostro paese siano da ricercare nel silenzio della classe dirigente presente in Parlamento che ”nell’accettare un impegno di così grandi dimensioni per il nostro paese, sia dal punto di vista finanziario che politico, non si è curata di metterne adeguatamente al corrente la collettività mediante un ampio e chiarificatore dibattito pubblico comprensibile anche ai cittadini meno esperti”.

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